Socrate

94 italiani su 100 sono contrari all’invio di truppe sul fronte ucraino. È il dato ufficiale diffuso perfino dai più letti e soprattutto più venduti quotidiani nazionali. Ad esempio, “La stampa” di Torino trasmette il dato, usandolo addirittura come titolo di un proprio articolo. Sembra dunque che la demenziale piazza per l’Europa convocata da Michele Serra – la piazza più assurda dell’intera storia umana – non rappresenti affatto il sentire popolare degli italiani, che restano contrari alla guerra e al riarmo e non si lasciano incantare dalla patetica narrazione orwelliana che chiama pace la guerra. Sulla piazza dei Serrapiattisti, popolata per lo più da vecchi e Vecchioni, si cantava bella ciao invocando il riarmo dell’Europa, una scena che nemmeno al genio di Orwell sarebbe potuta venire in mente. Ma quella piazza, come dicevo, non rappresenta affatto il sentire popolare degli italiani, rappresentando semmai anzitutto l’interesse del capitale delle armi e, in secondo luogo, il fervore ideologico bellicista di uno sparuto gruppo di “guerrieri europei”, per riprendere la formula degna del ventennio scomodata dallo scrittore Antonio Scurati. Come sempre più spesso accade nel quadro del nostro presente compiutamente peccaminoso, le masse nazionali si rivelano decisamente più intelligenti di chi le governa (e non ci vuole nemmeno poi molto, in effetti). Siamo convinti che gli italiani non vogliano la guerra in sé e per sé e, soprattutto, non siano disposti ad andare al fronte a immolarsi per i cosiddetti valori dell’Unione Europea e dell’Occidente, anzi dell’uccidente, cioè la finanza e la competitività, la cancel culture e l’arcobaleno della falsa inclusività capitalistica. Al fronte a lottare per detti valori vadano allora Macron e Meloni, von der Leyen e Draghi: troppo facile volere la guerra stando comodamente seduti sulla propria sontuosa poltrona, lasciando che ad andare a morire al fronte siano i figli altrui. Gli italiani evidentemente sanno bene che la propaganda del riarmo e dell’imminente invasione russa serve solo come copertura ideologica per difendere le ragioni irragionevoli del capitalismo bellico e per provocare ulteriormente la Russia, inducendola infine ad aggredire realmente l’Europa. Il fatto che, come sempre ormai, chi governa non terrà minimamente conto del volere popolare rappresenta una prova ulteriore del fatto che quella che chiamiamo stancamente democrazia in Europa altro non è se non una plutocrazia neoliberale e finanziaria a base imperialistica. Una “democrazia conforme al mercato”, secondo l’ossimorica formula una volta impiegata da Angela Merkel.

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