Socrate

«L’Italia scopre il fascino del bunker. “Così si vince la paura della guerra”». Sembra il titolo di un capitolo di 1984 di Orwell e invece è un articolo comparso in questi giorni a lettere cubitali su “La Repubblica”, rotocalco turbomondialista e voce del padronato cosmopolitico. Il quale ci spiega con zelo che vi è un “record di richieste per farsi costruire ricoveri in casa. E le aziende prosperano”. Addirittura, pare che in Veneto si stia affermando una nuova tendenza: far costruire bunker condominiali nei quali poter sopravvivere in caso di emergenza bellica per diversi giorni. Ci permettiamo di rilevare che il “fascino del bunker” è lo stesso di quello dei lockdown e dell’infame tessera verde. Misure folli e demenziali, che però vengono elevate a scelte cool dense di fascino dai menestrelli dell’ordine dominante, i quali, come sempre, sono specializzati nel celebrare la splendente razionalità delle sciagure e di tutto quel che fa quotidianamente soffrire le masse popolari. A quanto pare, la strategia fobopolitica, tesa a terrorizzare la popolazione con la propaganda martellante di una imminente aggressione da parte della Russia, sta producendo i suoi primi frutti degni di nota. Non è difficile immaginare che gli stessi che ora subiscono il fascino del bunker siano quelli che, tre anni fa, con ebete euforia si rinserravano in casa per settimane in regime di confinamento domiciliare coatto, pensando che fosse una misura salvifica, o che si precipitavano a scaricare dalla rete l’infame tessera verde per poter beneficiare della libertà autorizzata da parte del leviatano tecnosanitario. Se ne possono, a nostro giudizio, ricavare due considerazioni almeno: in primo luogo, si va verso una società di lockdown generalizzato, giustificato ora con le ragioni sanitarie, ora con quelle belliche. Il risultato non cambia: la popolazione terrorizzata evita il contatto sociale, si chiude nella propria sfera privata e rinuncia spontaneamente alla propria libertà in nome della sicurezza messa a repentaglio dalla emergenza, reale o presunta. Si assiste così alla privatizzazione della società, all’eliminazione della sfera pubblica, al dominio della logica individualistica del si salvi chi può. In secondo luogo, la paura si conferma una strategia politica di primaria importanza per i gruppi dominanti. I quali hanno buon giuoco nel terrorizzare al grado massimo la popolazione, per poi poterla amministrare a proprio piacimento: il suddito terrorizzato è disposto a fare letteralmente tutto pur di mettere in sicurezza la propria esistenza, dichiarata in pericolo dall’ordine discorsivo dominante. L’emergenza trasforma in necessario ciò che nella normalità appare inverosimile. L’abbiamo detto e vogliamo nuovamente sottolinearlo: la Russia non intende invadere l’Europa, anche perché, se avesse voluto farlo, l’avrebbe già fatto da tempo, senza attendere il riarmo dell’Europa stessa. È l’Europa che sta invece provocando in ogni modo la Russia, quasi come se volesse alla fine farsi davvero aggredire per avere il casus belli. La propaganda insensata della imminente invasione russa serve soltanto a mettere in movimento le strategie governamentali prima evocate e, naturalmente, a potenziare oltre misura l’industria bellica, magari ricordendo la produzione in crisi delle automobili in produzione di carri armati e strumenti bellici. Nell’epoca in cui si parla ininterrottamente di immunità di gregge, vogliamo ribadire l’importanza della immunità dal gregge.

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