Socrate

In questi giorni, in molti si stanno ragionevolmente domandando perché Vladimir Putin sia riluttante ad accettare la tregua proposta da Washington e da Donald Trump, il codino biondo che fa impazzire il mondo, in relazione alla guerra d’Ucraina. Si chiedono se davvero la Russia di Putin non voglia la pace e dunque sia responsabile della continuazione del conflitto, come l’ordine del discorso prova in ogni modo a sostenere. In realtà, le cose stanno decisamente in maniera diversa e proveremo ora a chiarirlo. Quella che è stata proposta a Vladimir Putin non è la pace, ma una tregua: una tregua che, se venisse accettata, permetterebbe al guitto di Kiev, l’attore Nato Zelensky, prodotto in vitro di Washington se non di Hollywood, il “dittattore”, di tirare il fiato, di riorganizzare l’esercito e di proseguire nel conflitto contro la Russia. Ed è esattamente ciò che la Russia non può accettare in alcun caso. La Russia, non per caso, ha fatto sapere per bocca dello stesso Putin che essa cerca la pace, non la tregua: più precisamente, una pace che sia duratura e che annienti le condizioni stesse che hanno portato al conflitto; condizioni che si lasciano così cristallizzare: dagli anni Novanta ad oggi, la civiltà dell’hamburger e la Nato, suo braccio armato, hanno gradualmente accerchiato la Russia, occupando gli spazi che un tempo furono dell’Unione Sovietica e, infine, giungendo a bussare con l’Ucraina alle porte di Mosca. Proprio come la civiltà dell’hamburger non potrebbe accettare basi militari russe ai suoi confini in Messico o, poniamo, in Canada, così la Russia non è disposta ad accettare le basi NATO ai propri confini, né può accettare che l’Ucraina entri nella Nato o sia, come è con il guitto di Kiev, un semplice avamposto della civiltà del dollaro. Questo e non altro è il motivo per cui Putin non può accettare questa tregua, aspirando invece al raggiungimento di una pace duratura che ripristini un equilibrio delle forze e la possibilità di un mondo multipolare, ciò che appare massimamente sgradito a Washington, che invece, come sappiamo, aspira a far valere la propria dominazione totale del pianeta.

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