Antonio Gramsci
A cura di
Dovete immaginarvi la Sardegna come un campo fertile e ubertoso la
cui fertilità è alimentata da una vena d'acqua sotterranea che parte da un monte
lontano. Improvvisamente voi vedete che la fertilità del campo è scomparsa. Là
dove erano messi ubertose vi è soltanto più erba bruciata dal sole. Voi cercate
la causa di questa sciagura, ma non la troverete mai se non uscite dall'ambito
del vostro campicello, se non spingete la vostra ricerca fino al monte da cui
l'acqua veniva, se non arrivate a capire che lontano parecchi chilometri un
malvagio o un egoista ha tagliato la vena d'acqua che alimentava la fertilità
ubertosa del vostro campo.
VITA E OPERE
Nato d Ales, presso Oristano,
nel 1891, Antonio Gramsci studiò lettere e filosofia all' università di Torino.
Non conseguì però la laurea perchè assorbito dall' impegno politico cui si era
dedicato appena giunto nel capoluogo piemontese. Esponente del movimento
socialista torinese, seguì con profonda simpatia le vicende della rivoluzione di
ottobre e l' azione di Lenin e del partito bolscevico. Nel 1919 fondò a Torino
"Ordine Nuovo", una delle più importanti riviste politiche dell' immediato
dopoguerra. In essa egli sostenne in più modi una linea di sinistra radicale,
riprendendo tra l' altro varie idee sia leniniste che democratico -"consiliari".
Nel 1921, al celebre Congresso di Livorno, fu uno dei promotori della scissione
del Partito socialista e della successiva fondazione del "Partito comunista d'
Italia" (PCI). Subito dopo compì, a Mosca e a Vienna, un' importante esperienza
di dirigente politico in seno all' Internazionale Comunista. Eletto deputato al
Parlamento nel 1924, nello stesso anno divenne segretario del Partito comunista
e fondò il giornale "L' Unità" (il cui significativo sottotitolo era "Quotidiano
degli operai e dei contadini"). Ma poco tempo dopo, nel 1926, fu arrestato dalla
polizia (sebbene godesse dell'immunità parlamentare) e successivamente (1928)
condannato dal tribunale speciale fascista a vent' anni di reclusione. La morte
lo colse prematuramente nel 1937. Durante la prigionia, Gramsci riuscì a
completare i propri studi e a partecipare in qualche modo al vivace dibattito
sviluppatosi negli anni '30 all' interno del movimento comunista. Manifestò, in
particolare, profonde riserve sulle posizioni dell' Internazionale Comunista,
che sosteneva l' imminenza della caduta dei regimi capitalistici ed autoritari
(a cominciare dal fascismo) e condannava duramente la condotta delle
socialdemocrazie europee, accusate di "socialfascismo". Gramsci respinse
radicalmente tali valutazioni, e alla prospettiva di uno scontro rivoluzionario
a breve termine col capitalismo contrappose una linea molto più articolata (la
cosiddetta "guerra di posizione"), aperta all' accettazione di fasi e modalità
di lotta democratica considerate ineludibili. A fianco della riflessione
immediatamente politica Gramsci non trascurò un impegno di carattere più
teorico. Ottenuta una certa serie di libri e riviste grazie all' aiuto di alcuni
amici, egli seppe anzi realizzare studi e indagini di grande rilievo. I
cosiddetti Quaderni del carcere sono l' ammirevole frutto di questo
lavoro, portato avanti in condizioni psicologiche e pratiche assai difficili. In
essi Gramsci condensa sotto forma di appunti, pagine sparse e talora veri e
propri saggi una ricerca intellettuale riguardante, con uguale passione e
competenza, ambiti culturali diversi: la storia (soprattutto la storia dell'
Italia moderna e contemporanea), la filosofia (soprattutto la filosofia
idealista e marxista), la teoria politica (con particolare riferimento ai
problemi connessi alla rivoluzione socialista), la critica letteraria e della
cultura. I temi principali sui quali conviene qui fermare brevemente l'
attenzione sono i seguenti: a) l' interpretazione del risorgimento e della
prospettiva di una rivoluzione socialista in Italia; b) interpretazione del
marxismo teorico nel contesto della tradizione filosofica otto-novecentesca; c)
la riflessione sulla società contemporanea e sui modi e gli strumenti di una sua
trasformazione in direzione democratico-socialista.
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