MEAD

A cura di D. Corini, modificato a cura di D. Fusaro





"Non conosco altri modi in cui l’intelligenza o la mente potrebbero sorgere o essere sorte se non attraverso l’interiorizzazione da parte dell’individuo dei processi sociali dell’esperienza e del comportamento" ("Mente, Sé e Società", Giunti Barbera, Firenze 1972, p.203).



MEAD

 

 

Introduzione

 

Al cuore della riflessione di Georg Herbert Mead (1863-1931) stanno le nozioni di “mind”, di “self” e di “society”, che possono essere rese in italiano, rispettivamente, con “spirito”, “autocoscienza” e “società”. Queste tre nozioni danno il titolo al celebre scritto di Mead: Mind, Self, and Society. Sensibile all’influenza dei pragmatisti (specie di John Dewey) e del cosiddetto “comportamentalismo”, Mead è convinto che si agisca in base al principio per cui a uno stimolo proveniente dall’ambiente si attua una reazione adeguata: in particolare, nel caso dell’uomo, tra lo stimolo e la reazione si colloca il simbolo, coordinandosi col quale si orienta il proprio agire. Il “self” e il “mind”, lungi dall’essere innati, vengono sviluppati nel tentativo di adattarsi all’ambiente che ci sta intorno. In particolare, la società è resa possibile da tale sviluppo. Il “mind”, spiega Mead, presenta tre caratteristiche fondamentali: a) usa simboli per caratterizzare gli oggetti del mondo; b) sceglie tra possibilità di azione alternative; c) è capace di rimuovere le situazioni inadeguate e di seguire quelle adeguate. L’esistenza della società dipende esattamente dalla capacità di vagliare alternative e selezionare azioni che rendano possibile, anziché frenarla, la cooperazione tra gli uomini. Mead sofferma la sua attenzione su come il “mind” si sviluppi a partire dalla nostra infanzia: da un’ampia gamma di gesti possibili, il neonato seleziona quelli che gli assicurano la sopravvivenza. Si tratta, in particolare, di quei gesti che il mondo circostante, ossia la famiglia, può comprendere . La selezione dei gesti da parte del neonato può avvenire o per un processo di “trial and error” (prova e riprova) oppure per un “training” diretto dai genitori stessi. È in questa maniera che i gesti acquistano un significato comune per il bambino e per la sua famiglia, assumendo la forma di “gesti convenzionali” (“conventional gestures”). Tali gesti condivisi permettono al bambino di comunicare con precisione i desideri e i bisogni, garantendogli la sopravvivenza. Ciò segna un grande passo avanti nello sviluppo del “self” e del “mind”: infatti, la capacità di interpretare gesti è la capacità “di assumere la prospettiva dell’altro” (“to take the role of the other”). Senza tale capacità, sarebbe impossibile la cooperazione che caratterizza ogni società. Tra l’altro, tale capacità implica che l’individui consideri anche se stesso dal punto di vista dell’altro: in questo modo, l’Io può meglio valutare le conseguenze del suo agire nei confronti dell’Altro. Mead è convinto che, tra le peculiarità della specie umana, vi sia quella di fare di se stessa un oggetto di rappresentazione, oggettivandosi. L’interpretazione di gesti è la condizione non solo dell’umana cooperazione, ma anche dell’autoriflessione e dell’autovalutazione. Le differenti impressioni che ci formiamo nelle diverse situazioni nelle quali interagiamo con gli altri si condensano in un quadro più o meno stabile del nostro “self”: così, per fare un esempio banale ma chiarificante, se a un bambino si dice che è una nullità, egli crescerà senz’altro con un “self” insicuro. Secondo Mead, i livelli di sviluppo del “self” sono tre: a) il “gioco” (“play”), tramite il quale il bimbo apprende ad assumere la prospettiva di suoi compagni di gioco (i genitori); b) il “gioco” (“game”), nel quale si acquistano più immagini diverse del proprio “self” (all’asilo, a scuola, coi compagni, ecc); c) l’“altro generalizzato” (“generalised other”). In questo modo, gli individui acquistano la prospettiva di una “comunità di attitudini” (“community of attitudes”), grazie alla quale cooperano con gente diversa immedesimandosi in essa. La società non è se non l’interazione organizzata dei singoli individui: essa, lungi dall’essere frutto del caso, è coordinata e necessita del “mind”, giacché non si potrebbe agire coordinatamente senza assumere ruoli e possibilità d’azione. Ma, oltre che di autocoscienza (“mind”), la società, per poter sussistere, ha bisogno anche di individui che sappiano assumere il punto di vista altrui, ossia ha bisogno di individui che abbiano sviluppato il “self”. Per render conto dell’incessante mutamento che coinvolge la società, Mead impiega le categorie del “Me” e dell’“I”. Il soggetto non è soltanto una mera autocoscienza impenetrabile agli influssi esterni: accanto alla dimensione coscienziale dell’“I”, c’è il “Me”, vale a dire la concezione che gli altri hanno di me e, pertanto, è l’interiorizzazione delle aspettative che gli altri hanno nei miei confronti. L’idea di Mead è, a questo proposito, che siamo ciò che gli altri vogliono che siamo: detto altrimenti, introiettiamo le aspettative degli altri e su di esse modelliamo la nostra identità, anticipando costantemente, in tal modo, le aspettative altrui. Di fronte a più persone, il soggetto svilupperà un ampio corredo di “Me” diversi che debbono venir sintetizzati in un quadro coerente. Solo quando tale sintesi avviene con successo, può formarsi il “self”, l’identità personale in quanto unità strutturale orientata alla cooperazione. Così inteso, il “self” è la sintesi, armonicamente equilibrata, dei diversi “Me”.

 

Vita

 

George Herbert Mead nacque a South Hadley  (Massachussets) nel febbraio del 1863 e morì a Chigago nell’Aprile del 1931. Figlio di Hiram Mead, ministro e pastore della Chiesa congregazionale del suo paese, ed Elisabeth Storrs Billings. Nel 1980 divenne professore  di omelitica al seminario Teologico di Oberlin nell’Ohio. Dal 1980 al 1900 ricoprì la carica di rettore del Mount Holyoke College di South Hadley. Mead entrò nel College di Oberlin nel 1879 e si laureò nel 1883, qui divenne un entusiasta studente di letteratura ,(si interessò a Wordsworth, Carlyle, Shakespeare, Keats) poesia e storia ( concentrandosi sugli scritti di Macauley, Buckle ) e pubblicò un articolo su Charles Lamb nel 1882.

Mead trascorse il resto della sua vita a Chicago , fu assistente di un professore di filosofia dal 1894 al 1902 e professore associato dal 1902 al 1907, professore ordinario dal 1907 fino alla suo morte. In questi anni diede notevoli contributi sia alla psicologia sociale che alla filosofia, ma il maggior contributo Mead lo diede nel campo della psicologia sociale con il suo tentativo di mostrare come l’IO umano si presenta nel processo di interazione sociale in particola modo nel campo della comunicazione linguistica. (interazione simbolica). Nel campo della filosofia Mead fu uno del maggiori Pragmatisti americani.

 

Teorie Sociali

Mente e Comunicazione

 

In Mind, Self and Society, Mead descrive come la mente di ogni individuo e l’Io si presentano fuori dal processo sociale, analizzando l’esperienza dal punto di vista della comunicazione come necessaria all’ordine sociale. La psicologia individuale per Mead è intelligibile solo nei termini dei processi sociali, lo sviluppo dell’Io individuale e la sua stessa coscienza è preminentemente sociale; infatti, la mente si innalza nel processo sociale della comunicazione e non può essere compresa fuori da quel processo. Il processo di comunicazione implica due fasi:

1)     la comunicazione fatta di gesti,

2)     il linguaggio,

entrambi  presuppongono un contesto sociale entro il quale due o più individui interagiscono tra loro.

Mead introduce l’idea della comunicazione fatta di gesti con il suo famoso esempio della lotta tra cani (i cani si avvicinano in un atteggiamento ostile portando avanti un linguaggio  fatto di gesti, si girano intorno, ringhiano e scattano in avanti e aspettano il giusto momento per attaccare; il comportamento di ogni cane fa da stimolo all’altro cane a reagire, si stabilisce quindi una relazione tra i due; il fatto stesso che un cane sia pronto ad attaccare l’altro stimola l’altro cane a cambiare la sua  propria posizione  e il suo atteggiamento). L’ individuo è inconsapevole delle reazioni degli altri ai suoi gesti ed è incapace di rispondere ai suoi stessi gesti dal punto di vista degli altri. L’individuo che partecipa alla conversazione dei gesti sta comunicando ma non sa che lo sta facendo perché la conversazione dei gesti è una comunicazione inconscia.

Il linguaggio è comunicazione attraverso simboli significativi: per esempio un simbolo significativo può essere un gesto (generalmente un gesto vocale).

Mead descrive il  processo comunicativo come un atto sociale poiché esso richiede necessariamente almeno due individui che interagiscono tra di loro.

L’atto della comunicazione ha una struttura triadica :

1) il gesto iniziale da parte di un individuo;

2) la risposta a quel gesto da un secondo individuo;

3) il risultato dell’ azione iniziata con il primo gesto. Non c’è nessun significato indipendente della partecipazione interattiva di due o più individui.

Naturalmente l’individuo può anticipare le risposte degli altri e può perciò consciamente ed intenzionalmente fare dei gesti che faranno uscir fuori le risposte appropriate, quelle che si desiderano negli altri. Questa forma di comunicazione è abbastanza differente da quella che si verifica nella conversazione dei gesti.

La coscienza del significato è che questo permette all’individuo di rispondere ai suoi stessi gesti come fossero le risposte degli altri: un gesto è un’azione che implica una reazione e la reazione è il significato di un gesto. I gesti diventano simboli importanti quando implicitamente stimolano un individuo a dargli le stesse risposte che loro esplicitamente suppongono. C’è una certa ambiguità nell’uso che Mead fa dei termini meaning  (significato) e significance (importanza) la questione è: può un gesto essere significativo senza essere importante (eloquente, rilevante)? Ma se il significato di un gesto è la risposta a quel gesto allora c’è senso nella conversazione dei gesti. Mead parla anche della natura del “comportamento sociale” (social behaviorism), dove la mente è un emergente che va oltre l’interazione degli individui naturali inseriti in una matrice sociale. La mente non è una sostanza separata dal corpo, dice Mead, ed è d’accordo con i behaviouristi i quali sostengono che noi possiamo spiegare la mente in base a come ci comportiamo. La mente si manifesta quando c’è un’interazione tra l’organismo umano e il suo ambiente sociale (tra l’uomo e l’ambiente). Non c’è mente e neppure pensiero senza il linguaggio. Ci sono due modelli di atto nella filosofia generale di Mead :

1 l’atto  come tale

2 l’atto sociale;

 

Atto come tale

 

Nell’atto come tale, Mead parla di atto come determinante nella relazione tra l’individuo e il suo ambiente, (la realtà diventa un campo di situazioni).

L’atto si sviluppa in quattro stadi :

1) impulso;

2) percezione;

3) manipolazione

4) realizzazione

Quello che interessa in questa descrizione è che l’individuo non è solo destinatario passivo di influenze ambientali ma è capace di agire in relazione a queste influenze, egli ricostruisce le sue relazioni con l’ambiente attraverso la percezione che non è altro che la relazione tra l’organismo e il suo ambiente. La percezione si presenta quando un individuo cerca di risolvere dei problemi che sono emersi nella sua esperienza: si tratta di problemi che vengono determinati dallo stesso individuo.

 

L’Atto Sociale

 

L’Organismo sociale non è un individuo organico ma un gruppo di organismi individuali: l’individuo umano è un membro di un organismo sociale e le sue azioni devono essere osservate in un contesto di azioni sociali che coinvolgono altri individui. Nella psicologia sociale la società viene prima dell’individuo, e non il contrario, (la parte viene spiegata nei termini dell’intero). Quindi l’atto sociale è un complesso dinamico, un processo organico dentro il quale l’individuo è collocato. Mead definisce l’atto sociale in relazione all’oggetto sociale. L’atto sociale è un atto collettivo che implica la partecipazione di due o più individui e l’oggetto sociale è un oggetto collettivo che ha un significato comune per ogni partecipante nell’azione. Ci sono diverse specie di azioni sociali alcuni sono semplici altri complessi dipende dall’interazione di due o più  individui.

 

L’Io e l’Altro

 

L’Io è un emergente sociale, questa concezione sociale comporta che gli individui stessi siano i prodotti dell’interazione sociale: l’Io è qualcosa che ha uno sviluppo, non si trova lì dalla nascita ma si innalza nel processo delle esperienze sociali, si sviluppa con il risultato delle relazioni a quel processo. L’Io è un processo riflessivo, la riflessività è importante perché fa distinguere l’Io dagli altri oggetti e dal corpo, (il corpo e gli altri oggetti non sono oggetti in sé, mentre l’Io lo è).

La riflessività dell’Io distingue la coscienza umana da quella animale. A tal proposito, Mead  fa notare due usi del termine “coscienza”: 1) può indicare una certa coscienza di sentimento (che è il risultato della sensibilità di un organismo al suo ambiente; 2) “coscienza” come consapevolezza.

L’autocoscienza è il risultato di un processo nel quale l’individuo take gli atteggiamenti degli altri verso se stesso e tenta di vedere se stesso dal punto di vista degli altri.

 

L’interazione simbolica e la comparsa dell’Io

 

La comparsa sociale dell’Io viene sviluppata attraverso tre forme di attività intersoggettive:

language, non è solo un meccanismo necessario della mente ma anche la prima fondazione sociale dell’Io.

Play  dove un  bambino svolge il ruolo di un altro e agisce come se egli stesso  fosse l’altro (fingere di fare il dottore, l’infermiera, l’indiano ecc).

Game   riguarda  una forma un po’ più complessa del ruolo del giocatore che deve interiorizzare i ruoli di tutti gli altri che sono implicati con lui nel gioco. Il gioco è teatro del processo sociale ed anche strumento di controllo sociale. Ciò che accade nel gioco accade anche nella vita del bambino: egli assumerà gli atteggiamenti di quelli che stanno intorno a lui, e inoltre assumerà i ruoli di quelli che in un certo senso lo controllano e dal quale egli dipende. Il bambino diventa parte del gioco e il gioco rappresenta una situazione sociale nella quale lui può completamente entrare.

 

Il Me e l’Io

 

Partendo dai presupposti dell'evoluzionismo darwiniano che aveva informato anche Dewey, Mead formula una teoria dell'emergenza del Sé, cioè della coscienza, dal rapporto dalle interazioni sociali. Queste interazioni che hanno sempre funzione comunicativa, sono dapprima puramente gestuali (come negli animali e negli uomini primitivi), poi linguistiche. Il linguaggio è espresso dall'uso di "simboli significativi" cioè tali da avere lo stesso significato sia per chi li usa sia per il loro destinatario, consentendo l'immedesimazione del primo nel secondo e viceversa. Proprio l'abitudine a compiere questa identificazione ha causato il sorgere del Sé che non è quindi né una sostanza metafisica, né una funzione individuale, ma un portato comportamentale dell'intercomunicazione linguistica. All'interno del Sé, Mead distingue poi tra il Me, che esprime i comportamenti del gruppo sociale interiorizzati dall'individuo e aventi su di lui la funzione di controllo sociale (lo "spirito" di Dewey), e l'Io, che rappresenta la componente di spontaneità e di originalità insita nella risposta dell'individuo all'ambiente e costituisce quindi, la condizione per la modificazione dei rapporti sociali. Sebbene l’Io sia un prodotto dell’interazione socio-simbolica, esso non è semplicemente un riflesso passivo dell’altro generalizzato: la risposta dell’individuo al mondo sociale è attiva. Lui decide quello che farà alla luce degli atteggiamenti degli altri.

Ci sono due momenti nell’Io:

1) la fase che riflette l’atteggiamento dell’altro generalizzato,

2) la fase che risponde  all’atteggiamento  dell’altro generalizzato.

Qui Mead distingue tra il Me è l’Io sociale: l’Io è una risposta al Me. L’ Io è la risposta dell’organismo agli atteggiamenti degli altri. Il Me è l’insieme degli atteggiamenti degli altri che uno stesso assume. Mead definisce il Me come un individuale abituale e l’Io come la nuova risposta dell’individuale all’altro generalizzato.

Il Me è l’interiorizzazione dei ruoli che derivano sia dai processi simbolici sia dall’interazione tra il linguaggio, la scena e il gioco. Sebbene l’Io non sia oggetto di esperienza immediata è in un certo senso conoscibile. L’Io viene colto nella memoria, esso è il soggetto che diventa ora un oggetto di osservazione . Noi possiamo comprendere il significato strutturale e funzionale dell’Io ma non possiamo osservarlo direttamente perché esso appare solo ex posto facto. L’Io appare come un oggetto simboleggiato nella nostra coscienza delle nostre azioni passate: ma allora l’Io è diventato parte del Me, quindi il Me è in un certo senso quella fase del Sé che rappresenta il passato. L’Io, che è una risposta al Me, rappresenta l’azione nel presente ed implica la ristrutturazione del Me nel futuro. L’ Io è determinabile solo dopo che è accaduto. L’ Io e il Me esistono in una relazione dinamica l’uno con l’altro. Per Mead sia L’ Io che il Me sono aspetti essenziali al Sé nella sua piena espressione.

 

La Dialettica del Sé e dell’Altro

 

Il Sè è di grande importanza  nella società organizzata, mentre l’Altro generalizzato è il maggiore strumento di controllo sociale, è il meccanismo attraverso il quale la comunità ottiene il controllo sulla condotta dei membri individuali. Il controllo sociale è l’espressione del Me contro l’espressione dell’Io. La genesi del Sè nel processo sociale è una condizione di controllo sociale, il Sé è un emergente che mantiene la coesione del gruppo, la volontà individuale viene armonizzata attraverso i mezzi di una realtà ben definita. Ci sono due dimensioni nella teoria sociale di Mead: l’interiorizzazione degli atteggiamenti degli altri verso se stesso e verso gli altri e l’interiorizzazione degli atteggiamenti degli altri verso gli aspetti dell’attività sociale comune. Il sé fa riferimento ai progetti sociali e ai traguardi. E’ con i mezzi del processo di socializzazione che l’individuo è portato ad assumere gli atteggiamenti degli altri nel gruppo: e gli altri sono coinvolti con lui nelle sue attività sociali. Il sé è perciò uno dei più sottili ed efficaci strumenti di controllo sociale. Però questo controllo sociale ha dei limiti, uno di questi limiti è il fenomeno dell’Io. Il sé emerge nelle relazioni sociali con gli altri individui coinvolti in un dato posto di progetti sociali. Mead delinea due tipi di gruppi sociali nelle comunità: ci sono le classi sociali concrete o sottogruppi nelle quali i membri individuali sono direttamente collegati l’uno con l’altro; e poi ci sono le classi sociali astratte o sottogruppi  dove i membri individuali sono collegati l’uno con l’altro più o meno indirettamente. Le descrizioni che Mead fa delle relazioni sociali riguardano anche le relazioni tra i consensi e i conflitti nella società. Ci sono due modelli di conflitto-consenso nelle analisi che Mead fa delle relazioni sociali e sono:  1) Intra group consensus; 2)  Extra group Conflict. Nel primo modello i membri di un dato gruppo sono uniti in opposizione ad un altro gruppo che è caratterizzato come un nemico comune di tutti i membri del primo gruppo; il nemico comune è centrale ed è il maggior punto di riferimento dell’intra group consensus. Il secondo modello si occupa della descrizione del processo nel quale l’individuo reagisce contro il suo stesso gruppo. L’individuo si oppone al suo gruppo appellandosi ad una comunità superiore. L’intra group conflitto continua con  l’extra group consensus. Mead parla poi dell’interazione temporale tra il consenso e il conflitto. I conflitti umani spesso portano a soluzioni che creano nuove forme di consenso. Allora quando  capitano tali conflitti, questi possono determinare intere ricostruzioni di situazioni sociali particolari.

La ricostruzione della società comporterà la ricostruzione del sé.

 

 

La percezione e la riflessione: la teoria di Mead della prospettive

 

Una prospettiva è il mondo nelle sue relazioni con l’individuo e l’individuo nelle sue relazioni con il mondo, una prospettiva quindi è una situazione dove un evento percettivo esiste in relazione ad un ambiente favorevole.

 

L’esperienza di distanza

 

Gli oggetti percettibili sono significativi nella realizzazione dell’atto, questi oggetti sono distanti dall’individuo percepibile, loro sono altrove, non qui, non ora, la distanza è spaziale e temporale. Mead parla di oggetti percettibili come di piani di azione che controllano l’azione dell’individuo. La prontezza dell’individuo di mettersi in contatto con gli oggetti  distanti è ciò che Mead chiama atteggiamento terminale che non è altro che un’implicita manipolazione di un oggetto distante. Nell’immediata esperienza percettibile, l’oggetto distante è collocato nel futuro, il contatto con l’oggetto distante è implicito. L’atto di percezione comporta atteggiamenti terminali, la promessa di un oggetto distante crolla in un ipotetico ora dove l’individuo che percepisce e l’oggetto di percezione esistono simultaneamente. La distanza temporale tra l’individuo e l’oggetto è sospesa e la sospensione del tempo permette reazioni alternative all’oggetto che viene esaminato nell’immaginazione. L’individuo che percepisce prevede  una varietà di modi nel quale un  dato oggetto  potrebbe essere manipolato. I fondamenti di percezione sono distanze di oggetti spazio temporali che giacciono fuori dell’area di manipolazione.

 

Le Prospettive

 

Mead parla di qualità primarie di un oggetto che sono quelle soggette a precisi calcoli matematici; mentre le qualità secondarie di un oggetto sono quelle radicate nella sensibilità di un organismo percettibile e non sono oggettivamente quantificabili. Le qualità primarie (numeri, posizioni) sono lì nell’oggetto, ma le qualità secondarie sono reazioni soggettive all’oggetto. Il crollo della teoria sulle qualità è portato avanti da George Berkeley, il quale dice che qualsiasi cosa noi conosciamo degli oggetti la sappiamo sulle basi della percezione, le qualità primarie e secondarie sono comprese nella sensazione, e le qualità primarie non sono percepite se non  insieme alle qualità secondarie. Quindi entrambe queste qualità sono derivano dalla percezione e sono idee nella mente. Quando noi conosciamo le qualità primarie di un oggetto ciò che noi sappiamo sono le nostre proprie idee e sensazioni. Mead ci offre una descrizione sulla separazione delle qualità primarie e secondarie, c’è una propensione da parte dell’individuo che agisce a ridurre gli oggetti che sono distanti nell’aria di contatto. La teoria delle prospettive in effetti è un tentativo di rendere chiari gli obbiettivi dell’esperienza percettiva. Nella concezione relazionale di Mead dell’esistenza biologica c’è una determinazione comune tra l’organismo e l’ambiente. Mead fa notare che la sensibilità, la selettività, e le capacità organizzative  degli organismi sono fonti di controllo dell’ambiente. A livello umano, per esempio, noi troviamo il fenomeno dell’attenzione, gli esseri umani selezionano i loro stimoli e perciò programmano il campo dentro il quale loro agiscono.

La relazione tra l’organismo e l’ambiente è interattivo, l’oggetto percepibile si innalza in questa matrice interattiva, l’individuo non può essere spiegato in termini del mondo esterno. Mead nega l’esistenza della psiche indipendente .

 

 

L’Oggetto scientifico

 

Mead distingue tue tipi di prospettive: 1) la prospettiva percettiva e 2) la prospettiva riflessiva. La prima è radicata nel mondo spazio-temporale dove l’azione non è riflessiva, mentre la prospettiva riflessiva è la risposta al mondo delle prospettive percettive. Il mondo della prospettiva riflessiva è il mondo del pensiero riflessivo, dell’azione, dell’esperienza di distanza, e della ricerca scientifica. A questi due tipi di prospettiva corrispondono due atteggiamenti verso gli oggetti percettivi che si innalzano nell’esperienza e sono 1) l’atteggiamento di una esperienza immediata (che corrisponde alla prospettiva percettiva) è cominciato nel “world that is there”( una frase che Mead usa spessissimo) e incluse le nostre azioni, i nostri corpi, le risposte psicologiche .

2) L’atteggiamento delle analisi riflessive (che corrisponde alla prospettiva riflessiva) ed è proprio qui che gli oggetti scientifici vengono costruiti. Un esempio di oggetti scientifici sono le nozioni di Newton sullo spazio e sul tempo incondizionato o la nozione degli elementi fondamentali quali gli atomi, gli elettroni ecc. Tali oggetti per Mead sono astrazioni ipotetiche  che escono fuori nel tentativo scientifico di spiegare il mondo dell’esperienza immediata.

La relazione tra gli oggetti scientifici  e quelli percettivi è acritica, la presunta separazione di tale relazione porta ad una natura biforcata dove l’esperienza è isolata dalla realtà attraverso il dualismo delle qualità primarie e secondarie. Mead dice poi che l’organismo è parte del mondo fisico e che l’oggetto percettivo è  proprio nella relazione tra l’organismo e il mondo. L’analisi che Mead fa sull’oggetto scientifico è un tentativo di stabilire l’attuale relazione tra l’analisi riflessiva e l’esperienza percettiva. Lui mira a dimostrare la realtà oggettiva del mondo percettivo.

 


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